Extinction Rebellion è un movimento internazionale che usa le azioni dirette nonviolente e la disobbedienza civile di massa per forzare i governi a invertire la rotta che ci sta portando verso il disastro climatico e ecologico.

Per costruire insieme un mondo più giusto e vivibile, basato sulla pace, la democrazia, l’altruismo e sul profondo rispetto per l’ecosistema nel quale viviamo.

Cos'è Extinction Rebellion

Nel corso dell’ultimo secolo le emissioni climateranti sono cresciute senza sosta, mentre interi territori, nel Sud globale come in Italia, sono stati sacrificati a pratiche industriali distruttive che hanno compromesso ecosistemi e comunità locali.

Nonostante gli appelli incessanti della comunità scientifica, dei movimenti sociali e delle associazioni, per decenni governi, istituti finanziari e multinazionali del fossile hanno scelto di ignorare le evidenze, occultare dati e manipolare l’opinione pubblica attraverso disinformazione e pressioni politiche.

Mentre l’Italia e il mondo affrontano alluvioni, siccità, incendi e ondate di calore sempre più devastanti, e la finestra per evitare i danni peggiori si restringe rapidamente, il Governo italiano continua a sostenere un modello economico che privilegia i profitti immediati di pochi a scapito del bene comune e della democrazia stessa.

Extinction Rebellion nasce come risposta a questa complicità e a questa inazione. Nasce per rompere il silenzio, per denunciare l’egoismo sistemico e per aprire spazi di giustizia, verità e partecipazione.

Quando la Legge e le istituzioni non garantiscono più protezione, sicurezza e futuro, diventa diritto – e dovere – delle cittadine e dei cittadini pretendere il cambiamento ed essere parte attiva della riparazione.

Al centro della strategia di Extinction Rebellion c’è l’Azione Diretta Nonviolenta. È un pratica che affonda le radici in una lunga storia di disobbedienza civile, da Gandhi e l’indipendenza dell’India, alle suffragette britanniche, fino ai movimenti contro le disuguaglianze economiche globali, come Occupy Wall Street, o che hanno rovesciato regimi autoritari, come Otpor in Serbia. Sono infatti numerosi gli esempi di movimenti nonviolenti che hanno contribuito a cambiare davvero il corso della storia.

Ma l’emergenza climatica ed ecologica va ben oltre una singola causa: coinvolge tutti e tutte, ovunque, e tocca ogni aspetto della nostra vita. Per affrontare una crisi di questa portata, Extinction Rebellion punta a mobilitare un grande numero di persone, unire le forze con altri movimenti ecologisti e sociali, e costruire un consenso ampio e trasversale nella società.

▶ Le nostre azioni sono dirompenti, nonviolente e creative. Attraverso gesti simbolici e impattanti, raccontiamo l’urgenza del momento che stiamo vivendo. Colpiamo i centri di potere — governi, compagnie fossili, banche, assicurazioni e lobby — che antepongono il profitto alla sopravvivenza del pianeta e della vita che lo abita.

▶ Ci impegnamo a decentralizzare la leadership e potenziare l’autonomia d’azione in chiunque si riconosca nei principi e nelle rivendicazioni del movimento, in modo che la Ribellione possa diffondersi, intensificarsi ed evolvere rapidamente sul territorio.

▶ Curiamo l’accessibilità garantendo la possibilità di partecipazione alla vita del movimento in tantissimi modi: c’è chi regge uno striscione, chi aiuta con la logistica, chi disegna materiali informativi, chi parla con i passanti. Che tu voglia stare in prima linea o contribuire dietro le quinte, in Extinction Rebellion c’è spazio per te. Alcuni scelgono di partecipare ad azioni che comportano il rischio di denunce o fogli di via, ma moltissimi altri scelgono vie diverse, altrettanto fondamentali. Perché ogni contributo conta.

La mattina del 31 Ottobre 2018, una folla di cittadini britannici si radunava in Parliament Square, a Londra, per rendere pubblica la Dichiarazione di Ribellione di fronte alla sede del governo inglese. Gli organizzatori si aspettavano qualche centinaio di persone: ne vennero 1500, per partecipare a quello che sarebbe diventata la prima azione di disobbedienza civile di Extinction Rebellion.

Nelle settimane successive, 6000 persone arrivarono a Londra da ogni parte d’Europa, Italia compresa, per partecipare alla prima Ribellione Internazionale. Abbiamo bloccato pacificamente cinque ponti sul Tamigi, paralizzando il centro della capitale. Abbiamo piantato alberi a Westminster e seppellito una bara nel mezzo di Parliament Square, ci siamo incollati ai cancelli di Buckingham Palace e abbiamo scritto una lettera alla Regina d’Inghilterra. Abbiamo cantato e danzato nelle strade di Londra.

Abbiamo marciato a Londra ancora una volta, in 10.000, ad aprile 2019,e poi a Ottobre dello stesso anno. E questa volta Parigi, Amsterdam, Madrid, Delhi, New York, Buenos Aires e più di 60 città in tutto il mondo hanno marciato con noi: violenze, abusi di potere e oltre 1600 arresti non sono serviti a fermarci.

▶ In Italia, nasciamo all’inizio del 2019, una decina scarsa di ribelli sparsi per tutta la penisola. Per mesi abbiamo organizzato presentazioni, volantinaggi, piccole azioni dimostrative per raggiungere quante più persone possibile e lanciare l’allarme sulla crisi climatica ed ecologica. Ora siamo centinaia, da Torino a Venezia, da Milano a Palermo.

Ogni giorno continuiamo a crescere, a formarci e a costruire legami. Costruiamo insieme i prossimi passi?

Cari cittadini e cittadine d’Italia, del mondo,

Ci rivolgiamo a voi poiché siamo tutti abitanti dello stesso meraviglioso pianeta, l’unico che abbiamo a disposizione. Questo decennio abbiamo assistito increduli, sofferenti e impotenti al susseguirsi di catastrofi improvvise e imprevedibili, del superamento dei record di temperatura e delle emissioni. Li abbiamo osservati dalla nostra quotidianità, imbottigliati nel traffico, occupati al lavoro, stanchi, a volte soli, da voci che ci fanno sentire questo trauma da lontano, inarrivabile, inaffrontabile, non di nostra competenza.  Le nostre abitudini ci portano a vivere nell’immediato presente,  cancellando, giorno per giorno, l’ovvietà che tutti conosciamo: che in un mondo di risorse limitate, la crescita illimitata, la frenesia del consumare, l’unica soluzione che viene proposta, non è una soluzione nè una strada per la felicità, ma ciò che ci trascina verso una realtà sempre più drammatica e complessa, verso la sesta estinzione di massa, la prima nella storia a verificarsi con una tale velocità.  Senza una risposta altrettanto immediata saremo inermi spettatori del collasso degli ecosistemi, e con essi tutto ciò che questi ci forniscono: il supporto alla vita, il nostro nutrimento, la nostra aria. 

Stiamo già assistendo ad una tropicalizzazione del clima che modifica non solo la temperatura ma è anche causa di piogge improvvise, della potenza distruttiva delle tempeste, che favorisce gli incendi, la siccità, l’avanzare dei deserti nel Meridione, l’innalzamento, il riscaldamento e l’acidificazione di mari e oceani, con la probabile conseguenza che ciò che ora diamo per scontato diventerà un lusso per pochi privilegiati.

Vi chiediamo di riflettere un momento: chi sarà a pagare per tutto questo, chi lo vivrà sulla propria pelle? Già oggi respiriamo un’aria talmente tossica da infrangere le nostre stesse leggi. Chi avrà i mezzi di salvarsi, e chi no?

L’eguaglianza sociale si basa sulla stabilità climatica ed ecologica: ben prima di arrivare al collasso ci ritroveremmo nelle condizioni ideali per nuovi totalitarismi, nuovi soprusi. Lasceremo alle generazioni future non una terra florida, ma un campo minato da incertezze, difficoltà e disastri. Ad innescare questi processi sarà l’aumento delle temperature medie e dei livelli di CO2, un aumento che non ha precedenti storici. 

Il Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (o IPCC) è arrivato a dimostrare con certezza non solo che il cambiamento è già in atto, ma anche che è antropogenico: la causa sono le azioni umane.

L’Emergenza, dichiarata dal Parlamento Europeo, da diversi Comuni italiani, dello Stato Italiano, l’Accordo di Parigi non sembrano che un debole fantasma: Pagine e pagine insufficienti o inconcludenti nella legiferazione e nei fatti. Mendaci, sordi, decade dopo decade, agli allarmi degli scienziati.   La politica rappresentativa, impegnata a fare gli interessi di pochi, perde di vista i diritti universali. Se lo Stato non ascolta la scienza che esso stesso promuove, se non è garante del nostro benessere, se non agisce in linea con la Costituzione Italiana per proteggere il diritto alla salute, al lavoro, alla tutela del nostro patrimonio ambientale, allora il contratto sociale tra esso e il cittadino è da ritenersi nullo, invalido. Ribellarsi non è solo giusto, ma necessario.

Ma siamo ancora in tempo per evitare che tutto questo accada in modo così estremo e violento, siamo ancora in tempo per attenuare i danni, e per fare questo dobbiamo ribellarci ora e insieme. Esigiamo che i governi affrontino chiaramente la situazione in cui ci troviamo, informando il pubblico di modo che rispetti la gravità dei fatti, ma soprattutto agendo di conseguenza alle dichiarazioni di emergenza climatica ed ecologica, che non rimangano una formalità, cambiando tutte le leggi e decisioni politiche che non vanno verso la risoluzione di questa crisi. 

Entrando negli anni Venti senza una componente legislativa che ci vincoli a rispettare l’Accordo di Parigi, il cambiamento è ancora immaginario. Si parla di Antropocene, Capitalocene, di perdita di biodiversità irrimediabile, ma quanto siamo consapevoli? Ci ritroviamo con un Green New Deal italiano fatto di sostituzioni da prestigiatore, come se un miracolo tecnologico potesse salvarci, come se bastasse assegnare titoli virtuosi a comuni e capoluoghi, senza cambiare di paradigma. Come se, ancora una volta, non ci fosse limite alle risorse, come se non debbano esistere mai limiti alla crescita, come se bastasse sempre e solo una manciata di incentivi per sistemare tutto. 

Ed è per questo che noi, oggi, stracciamo il nostro contratto sociale con lo Stato Italiano: vogliamo vivere non sopravvivere, vogliamo un futuro migliore per le prossime generazioni grazie alle scelte di oggi. Ci ribelliamo a questo sistema tossico basato sulla logica del profitto e sulle disuguaglianze, che non rinnega un passato colonialista, anzi lo estende. Ci ribelliamo per avere una giustizia sociale che garantisca una società più inclusiva e resiliente. Al tempo stesso lanciamo una sfida a noi stessi, uscendo dalle zone di comfort che sono le modalità intrinseche di giudicare, criticare e biasimare.

Abbiamo il diritto (ed il dovere) di ribellarci per ottenere un cambiamento sistemico tramite la disobbedienza civile nonviolenta. Ci ribelliamo con amore per questa terra, per gli esseri viventi che la popolano. Ci ribelliamo per la vita.  Chiediamo con fermezza di essere ascoltati, di moderare le divergenze e unirci in un unico grande scopo per ricercare soluzioni ragionate, creando un’assemblea nazionale di cittadini che si confronti per avviare il processo. Assieme a tutti voi vogliamo vivere il cambiamento e non immaginarcelo! Vogliamo salvaguardare questo pianeta, non essere complici di una cieca logica estrattivista! Ci ribelliamo per difendere ciò che amiamo, per proteggere la vita, per permetterci di sognare un futuro.

Non c’è più tempo: ci ribelliamo per avere ancora una scelta.

Extinction Rebellion utilizza una struttura orizzontale, basata sui principi dell’olocrazia, con l’obiettivo di garantire autonomia e decentralizzazione delle decisioni, mitigazione del potere e apprendimento e dinamicità.

Questa struttura mira a distribuire l’autorità agli individui o piccoli gruppi di individui che ricoprono ruoli con mandati chiari e trasparenti, dando loro la possibilità di prendere decisioni e intraprendere azioni su questioni specificate nel loro mandato.

Questi gruppi sono collegati in una rete complessa che è in continua evoluzione man mano che cresciamo e impariamo. 

Utilizziamo il processo decisionale di gruppo solo quando è necessario e non di default, perché può essere drasticamente più lento. Questa struttura ci permette di agire rapidamente in risposta a situazioni in rapida evoluzione.

L’obiettivo è infatti consentire a chiunque di agire come parte di XR, purché accetti di seguire i dieci principi fondamentali. 

Cerchiamo un equilibrio tra la capacità di agire rapidamente in risposta a situazioni in rapido cambiamento e la capacità di integrare la saggezza collettiva di molteplici prospettive quando necessario.